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Vendere integratori in un centro estetico

Vendere integratori in un centro estetico

Spesso si pensa che vendere integratori in un centro estetico sia semplice come mettere una nuova crema viso in esposizione. In realtà non funziona così. Nel momento in cui inizi a vendere prodotti da ingerire, non sei più soltanto nel mondo dell’estetica ma entri anche nell’ambito del commercio alimentare, con regole, controlli e responsabilità  molto più precise.

Perché non è come vendere cosmetici

La differenza è sostanziale. Un cosmetico resta un prodotto estetico, viene considerato (ed in effetti è) parte integrante del trattamento; un integratore, invece, è a tutti gli effetti un alimento. In questo caso non basta avere il prodotto giusto o affidarsi al fornitore che ti propone una linea “pronta da vendere”. È importantissimo il corretto inquadramento dell’attività, sia dal punto di vista amministrativo sia da quello igienico-sanitario.

Per questo sono necessarie autorizzazioni comunali, ponendo attenzione agli spazi e alla formazione adeguata del personale. In altre parole, non è una semplice aggiunta commerciale: è un’attività che va impostata bene fin dall’inizio.

I requisiti per vendere integratori

Per vendere integratori in modo regolare è necessario possedere un requisito professionale valido per il settore alimentare. a qualifica di estetista, da sola, non basta automaticamente. servono titoli utili  (diploma di scuola secondaria superiore o di laurea, anche triennale, o di altra scuola a indirizzo professionale, purché nel corso di studi siano previste materie attinenti al commercio, alla preparazione o alla somministrazione degli alimenti), oppure un’esperienza documentabile nel settore alimentare. Se non rientri in queste casistiche, di solito entra in gioco il corso SAB.

Quando il corso SAB diventa necessario

Il corso SAB è l’abilitazione che viene richiesta più spesso a chi non possiede già un requisito professionale valido. Il nome può trarre in inganno, perché sembra legato solo a bar e ristorazione, ma in realtà riguarda la somministrazione e la vendita di alimenti e bevande. Proprio per questo viene spesso usato come riferimento anche per regolarizzare la vendita di integratori.

Formazione aziendale e corso SAB non sono la stessa cosa

Qui è facile fare confusione. Se il fornitore ti propone un corso sul prodotto, quello può essere molto utile, anzi spesso è quasi indispensabile per capire bene cosa stai vendendo e come presentarlo alle clienti. Però non è il titolo che ti mette in regola con la legge.

Il corso aziendale serve a formarti sul prodotto. Il corso SAB, invece, è ciò che può consentirti di operare legalmente nella vendita. Sono due livelli diversi, con due funzioni diverse, e non vanno mai confusi. Anche perché, in caso di controllo, la responsabilità resta comunque tua.

SCIA, SUAP e notifica sanitaria

Quando hai deciso di partire davvero, non basta sistemare lo scaffale o inserire i prodotti in reception. Serve un passaggio amministrativo preciso: la SCIA al Comune, normalmente tramite SUAP. A questo si possono aggiungere la notifica sanitaria e una relazione tecnica che descriva bene l’attività, i locali e la parte dedicata alla vendita.

Questo è il punto in cui l’attività di centro estetico si arricchisce di una funzione commerciale vera e propria. Non si tratta solo di “vendere qualcosa in più”, ma di dichiarare correttamente una nuova modalità operativa. È necessaria quindi una pratica comunale coerente con l’attività svolta e con lo spazio destinato alla vendita.

Richiedere il Codice ATECO per vendere integratori in un centro estetico

Se la vendita di integratori diventa abituale e continuativa all’interno del centro estetico, può essere necessario valutare un Codice ATECO secondario legato al commercio di prodotti alimentari. Il codice principale del centro resta quello dei servizi estetici, ma questa attività aggiuntiva deve risultare coerente anche dal punto di vista fiscale e camerale.

È un passaggio che spesso viene trascurato, perché ci si concentra solo sul prodotto o sulla SCIA. Invece è importante che il tuo commercialista verifichi se l’attività di vendita richiede un’integrazione della posizione fiscale. Le fonti più recenti sul tema segnalano proprio la necessità di aggiornare o integrare il codice ATECO quando la vendita di integratori assume un peso reale all’interno del centro.

HACCP e conservazione dei prodotti

Anche se gli integratori sono confezionati, non per questo puoi trattarli come semplici oggetti da esposizione. La conservazione deve essere ordinata, controllata e coerente con la natura del prodotto. Scadenze, calore, umidità e pulizia degli spazi diventano aspetti da gestire con attenzione.

Per questo è necessario predisporre un piano HACCP o comunque un sistema di autocontrollo adeguato alla vendita di prodotti alimentari. Non è una formalità da archiviare in un cassetto: serve a dimostrare che i prodotti vengono gestiti in modo corretto e sicuro. Ecco perché viene raccomandato l’utilizzo di un manuale o di un sistema di autocontrollo coerente con l’attività.

Attenzione a come comunichi il prodotto

Un altro punto fondamentale riguarda il modo in cui presenti gli integratori. Qui il rischio non è solo burocratico, ma anche comunicativo. Non puoi promettere effetti miracolosi, non puoi attribuire al prodotto poteri terapeutici e non puoi usare messaggi che vadano oltre i claim consentiti.

In pratica, la comunicazione deve restare corretta, misurata e conforme alle indicazioni autorizzate. È un aspetto molto importante, soprattutto in un centro estetico dove il confine tra benessere, risultato estetico e promessa commerciale è facile da oltrepassare. Ricorda che la tua comunicazione deve restare entro i limiti consentiti e non trasformarsi in promesse di cura.

Da dove partire, concretamente

Se vuoi inserire gli integratori nel tuo centro estetico, la cosa migliore è procedere con calma e in ordine. Prima di tutto devi capire se il tuo titolo di studio o la tua esperienza ti rendono già abilitata. Se non è così, devi valutare il corso SAB.

Poi bisogna verificare la parte amministrativa: SCIA, eventuale notifica sanitaria, posizione fiscale e possibile aggiornamento del Codice ATECO. Solo dopo ha senso occuparsi della gestione degli spazi, dell’autocontrollo e della comunicazione del prodotto. Partire bene all’inizio ti evita errori, correzioni successive e, soprattutto, problemi in caso di controlli.

predisporre correttamente la gestione igienico-sanitaria e la conservazione dei prodotti.

FAQ

Un’estetista può vendere integratori?

Sì, ma solo se possiede un requisito professionale valido per il settore alimentare oppure se ottiene l’abilitazione necessaria, come il corso SAB

Serve la SCIA per vendere integratori in un centro estetico?

Sì, la SCIA al Comune tramite SUAP è uno dei passaggi richiesti per avviare la vendita al dettaglio.

Il corso del fornitore basta per essere in regola?

No, la formazione aziendale è utile per conoscere il prodotto, ma non sostituisce il requisito professionale o il corso SAB.

Serve l’HACCP anche per integratori confezionati?

Sì, perché la vendita richiede comunque una gestione igienico-sanitaria corretta e un sistema di autocontrollo adeguato.

Conclusione

Vendere integratori in un centro estetico può essere una bella opportunità, sia per ampliare l’offerta sia per aumentare il valore percepito del tuo lavoro. Però va fatto con criterio. Non basta scegliere un buon prodotto: bisogna anche inquadrarlo correttamente, dichiararlo bene e gestirlo adeguatamente.

Quando la parte burocratica è chiara fin dall’inizio, tutto diventa più semplice, più professionale e anche più tranquillo da gestire nel tempo.

Leggi anche: Estetiste sanzionate per cosmetici non a norma

L’Illusione dell’Edema Follicolare

L’Illusione dell’Edema Follicolare

L’Illusione dell’Edema Follicolare: perché la “pelle a grattugia” è un fallimento tecnico

L’illusione dell’edema follicolare dopo l’epilazione laser viene spesso venduta come il “segno che il trattamento funziona”. In realtà, la letteratura scientifica lo descrive come una reazione infiammatoria acuta, comune ma non necessaria all’efficacia e, se ricercata in modo aggressivo, potenzialmente collegata a complicanze serie e persino a patologie rare dei follicoli e delle ghiandole apocrine.

Allo stesso modo, la ceretta nei periodi che precedono o intercorrono tra le sedute di laser è considerata una pratica da evitare nelle linee guida serie, perché altera il bersaglio biologico (papilla dermica e bulge) e riduce l’efficacia del trattamento nel periodo medio‑lungo.


1. La biologia del bersaglio: perché la ceretta è un nemico

Le linee guida cliniche e i testi di riferimento sull’epilazione laser sono chiari: prima e durante un ciclo di trattamenti si devono evitare tutti i metodi di epilazione “a strappo” (ceretta, pinzette, epilatori elettrici), consentendo solo la rasatura.

Il motivo non è “commerciale”, ma biologico:

  • Il bersaglio reale per la riduzione duratura non è il bulbo che se ne va col pelo, ma il complesso papilla dermica + bulge .

    • La papilla dermica è la struttura vascolare‑cellulare alla base del follicolo in fase anagen, che fornisce i segnali proliferativi al follicolo stesso; un danno termico controllato può portare a miniaturizzazione o distruzione della durata.

    • Il bulge è la regione medio‑superiore del follicolo (tra ghiandola sebacea e muscolo erettore del pelo) che ospita le cellule staminali epiteliali responsabili della rigenerazione del fusto e dell’epitelio follicolare.

La melanina del pelo funge da conduttore di calore : assorbe l’energia del laser e la trasferisce per diffusione termica verso papilla e bulge.

Quando facciamo una ceretta:

  • Estraiamo il fusto dal canale follicolare, “svuotando” la colonna pigmentata che serve da conduttore.

  • Per settimane, nel follicolo resta poco o nessun cromoforo disponibile: il laser trova meno bersaglio e il calore arriva peggio alle strutture profonde.

Conseguenza:

  • Sedute meno efficaci (meno peli in fase anagen trattabili).

  • Tentazione di “compensare” alzando i parametri, aumentando solo il carico termico superficiale e il rischio di edema marcato e complicanze varie.


2. Cos’è davvero l’edema follicolare post laser

Clinicamente l’edema follicolare si presenta come piccoli rilievi (papule) edematosi e arrossati intorno agli sbocchi follicolari, che compaiono nelle ore successive al trattamento.

edema-follicolare

A livello fisiopatologico:

  • L’energia luminosa del laser viene assorbita dalla melanina nel fusto e nelle strutture profonde del follicolo, si trasforma in calore e induce una risposta infiammatoria locale (vasodilatazione, aumento di permeabilità vascolare, accumulo di liquidi → edema).

  • Le review e gli articoli clinici lo classificano come effetto collaterale comune e transitorio, che in genere si risolve spontaneamente in poche ore‑pochi giorni, non come un endpoint (obiettivo) terapeutico da ricercare.

La bibliografia lo prevede come reazione che può comparire, ma non come condizione da inseguire: il ripetersi sistematico di edema marcato da seduta a seduta diventa un segnale di allarme di parametri eccessivi, non una medaglia da esibire su Instagram.

Il punto cruciale è che l’efficacia della riduzione permanente dei peli non dipende dalla creazione di questo edema:

  • Studi istologici e protocolli sperimentali mostrano che impulsi ben calibrati danneggiano papilla dermica e bulge tramite diffusione termica dal fusto pigmentato anche quando la cute sovrastante non mostra edema evidente .

  • I pazienti, nelle casistiche cliniche, ottengono ottimi risultati con eritema lieve e senza edema follicolare marcato. Alcune linee guida indicano l’eritema e il lieve edema perifollicolare come conferma del targeting follicolare. La distinzione che facciamo qui è tra questo segnale fisiologico transitorio (accettabile) e la ricerca sistematica dell’edema massivo come ‘garanzia di efficacia’ (non supportata e controproducente)

In altre parole: il trattamento può colpire in profondità i veri target biologici senza trasformare la cute in una “pelle a grattugia” .


3. “Aging da edema”: il prezzo che paga il collagene

Qui entriamo nel terreno della dermatologia estetica avanzata: cosa succede al tessuto nel lungo periodo, se l’edema follicolare viene ricercato ossessivamente come “segno che stiamo lavorando forte e bene”?

Frammentazione collagene post-epilazione laser

Niente di buono, e bisogna saperlo:

  1. Esondazione
    Quando il calore non rimane confinato lungo il follicolo ma “esonda” nel derma circostante, lo stimolo termico viene percepito come uno shock dal tessuto.
    Questo è esattamente ciò che dobbiamo evitare con il concetto di “minimo danno necessario”.

  2. Attivazione delle metalloproteinasi (MMP‑1)
    La MMP‑1 è considerata un enzima chiave che innesca la degradazione del collagene in molti processi infiammatori e di foto‑invecchiamento.
    Studi su cheratinociti umani (HaCaT) hanno dimostrato che:

    • Uno shock termico controllato aumenta in modo significativo l’espressione di MMP‑1.

    • Questo aumento è mediato dai canali TRPV1 (sensori del calore) e da una cascata che coinvolge PKCα.

    Tradotto: più calore e più infiammazione = più MMP‑1 = più degradazione di collagene .

  3. Danno strutturale progressivo
    Se l’area viene sottoposta ripetutamente a trattamenti che generano edema marcato (e quindi infiammazione acuta intensa), a ogni seduta aggiungiamo un piccolo contributo alla frammentazione di collagene ed elastina attraverso le MMP.
    Nel tempo questo può tradursi in:

    • Perdita di tonicità.

    • Tessuto più svuotato e meno compatto.

    • Peggioramento della qualità del derma nelle zone trattate.

Stiamo togliendo peli, ma se inseguendo l’edema stiamo ogni volta svuotando un po’ la struttura di sostegno della pelle , il prezzo estetico nel lungo termine non è più trascurabile.


4. Dal danno funzionale alla patologia: Fox‑Fordyce e follicoliti

Gli studi che hanno acceso i riflettori sul problema non dicono che “ogni piccolo edema passeggero fa ammalare”, ma mostrano come il danno termico ripetuto e non letale all’unità pilo‑sebaceo‑apocrina possa, nel tempo e in soggetti predisposti, sfociare in vere patologie.

4.1. Malattia di Fox‑Fordyce indotta da laser

Negli ultimi anni sono stati pubblicati diversi case report e una recensione che documentano casi di malattia di Fox‑Fordyce (FFD) insorta dopo cicli di epilazione laser:

  • Un case report riporta una giovane donna che sviluppa papule pruriginose ascellari tipiche di FFD pochi mesi dopo una serie di sedute laser; l’istologia mostra dilatazione e ostruzione dell’ostio follicolare, raccolta di cheratina e infiammazione perinfollcolare.

  • Una pubblicazione del 2024 descrive nuovi casi ascellari e pubblici dopo trattamenti Alessandrite/Diodo, con latenza da alcune sedute fino a 10 mesi; l’istologia evidenzia occlusione dei dotti apocrini e infiammazione cronica.

  • La recensione di Wahab et al. (Dermis, 2025) sintetizza la letteratura e propone un modello patogenetico: il calore del laser danneggia l’epitelio dell’infundibolo e dei dotti apocrini, favorendo micro‑rotture, cheratinizzazione anomala, ostruzione e una risposta infiammatoria granulomatosa cronica.

In tutti questi lavori gli autori collegano:

  • L’uso ripetuto del laser (spesso con sedute multiple su aree ricche di ghiandole apocrine).

  • Il danno cronico dell’unità pilo‑sebaceo‑apocrina e l’ostruzione dei dotti.

  • L’insorgenza di papule pruriginose persistenti, di difficile gestione terapeutica.

In questo contesto, l’edema follicolare non è più “arrossamento di poche ore”, ma il segno esterno di un microtrauma profondo ripetuto che può contribuire all’innesco di una patologia cronica.

4.2. Follicoliti e altre complicanze infiammatorie

Altre pubblicazioni hanno descritto:

  • Follicoliti acute e recidivanti dopo laser, con pustole e noduli dolorosi che richiedono terapia antibiotica o steroidea, spesso insorte nelle 24‑48 ore successive alla seduta.

  • Un aumento significativo di ustioni, discromie, cicatrici e follicoliti nei contesti in cui la depilazione laser non è supervisionata da medici o viene eseguita con parametri non adeguati al fototipo, a conferma che i trattamenti “spinti” per spettacolarizzare l’esito sono più rischiosi.

Questi dati rafforzano il concetto: alzare i parametri solo per “vedere tanto edema” è una strategia imprudente , non un segno di competenza.


5. Oltre il “medioevo del laser”: criteri di qualità oggi

Un operatore laser oggi non può misurare la propria bravura dalla quantità di arrossamento o dalla “pelle a grattugia” post‑trattamento.

I criteri da considerare per un professionista dovrebbero essere:

  • Risultati a distanza (6‑12 mesi), documentati con foto e valutazioni oggettive di riduzione pilifera.

  • Minimo danno necessario: colpire la papilla dermica e il bulge con il minor carico di infiammazione superficiale possibile, evitando l’edema marcato sistematico.

  • Rispetto totale del TRT (Tempo di Rilassamento Termico) come previsto dalla teoria della fototermolisi selettiva.

  • Rispetto della fisiologia follicolare: niente ceretta o strappi nelle 4‑6 settimane precedenti e tra le sedute, solo rasatura, per non sabotare il bersaglio biologico.

  • Prevenzione delle complicanze: riconoscere che FFD, follicoliti gravi e altre reazioni non sono “sfortuna”, ma esiti prevenibili di un uso improprio o eccessivamente aggressivo del laser.


In sintesi: un centro serio non dovrebbe accettare la formazione un “gadget” venduto in due ore dal commerciale (simpatico magari, ma qui sono necessarie e indispensabili competenze tecniche non sommarie):

La gestione corretta dei parametri, dei fototipi, delle controindicazioni, delle interazioni con altre tecniche (come la ceretta) e dei meccanismi biologici profondi richiede formazione strutturata , bibliografia, casi clinici e aggiornamento continuo.

Quando il corso di “abilitazione” dura un paio d’ore, viene fatto al volo in sala dimostrazioni o direttamente nel centro estetico, minimizzando o eludendo la parte scientifica, è legittimo, anzi doveroso, farsi qualche domanda sulla professionalità che si sta acquistando e sui potenziali problemi che inevitabilmente prima o poi arriveranno.

Bibliografia

Il Valore del Silenzio

Il Valore del Silenzio

Il Valore del Silenzio: Perché creare Tranquillità è un Ottimo Investimento per il tuo Centro Estetico

In un’epoca segnata da ritmi frenetici e incertezze costanti, il concetto di “benessere” per un cliente ha superato la semplice esecuzione tecnica di un trattamento. Oggi, chi varca la soglia di un salone non cerca solo un servizio, ma un vero e proprio rifugio sensoriale. Creare un’atmosfera di pace non è solo una scelta estetica, ma una strategia di business fondamentale che incide direttamente sulla percezione del valore e sulla redditività della tua attività.

L’impatto economico del relax

Perché investire nella trasformazione del tuo spazio in un’oasi di calma? I dati parlano chiaro:

  • Aumento dello scontrino medio: ricerche di mercato dimostrano che in ambienti sereni i clienti tendono a spendere il 10-15% in più. La percezione di un servizio “premium” è strettamente legata al comfort fisico e acustico.

  • Propensione all’acquisto (retail): un cliente rilassato è un cliente ricettivo. Se l’esperienza è stata rigenerante, il desiderio di prolungare quel benessere a casa spingerà all’acquisto di prodotti consigliati. Al contrario, uno stress eccessivo durante l’appuntamento porterà il cliente a voler solo pagare e fuggire il prima possibile.

  • Fidelizzazione emotiva: Curare dettagli come l’illuminazione d’atmosfera o il suono dell’acqua (come l’inserimento di una fontana decorativa) trasforma un semplice appuntamento in un’esperienza memorabile e accogliente.


Cinque Pilastri per un’Atmosfera Impeccabile

1. Ospitalità Autentica

Il cuore del relax risiede nel rapporto umano. Piccoli gesti, come offrire una bevanda o uno snack selezionato, elevano immediatamente il livello percepito del servizio. È essenziale mantenere un tono di voce calmo e pacato, mostrando un interesse sincero per il benessere del cliente. La tua capacità di trasmettere calma, nonostante lo stress quotidiano, farà la differenza.

2. Illuminazione Strategica

Se da un lato la precisione tecnica richiede luce, dall’altro un’illuminazione troppo violenta può risultare respingente. Punta su soluzioni modulabili: una luce soffusa e calda nelle aree di attesa o durante i trattamenti relax riduce il sovraccarico sensoriale, cullando il cliente in uno stato di abbandono positivo.

3. Gestione della Temperatura

Il comfort termico è un prerequisito non negoziabile. L’ideale è mantenere l’ambiente intorno ai 21-22°C, ma la personalizzazione è la chiave: tieni sempre a disposizione coperte morbide per chi soffre il freddo o piccoli ventilatori silenziosi per chi preferisce un clima più fresco. Il benessere inizia quando il corpo smette di lottare contro la temperatura esterna.

4. Paesaggi Sonori

La musica non deve essere un semplice riempitivo, ma uno strumento per isolare il cliente dal rumore del mondo esterno (e dai propri pensieri). Se non sai da dove trarre ispirazione, osserva le playlist utilizzate nei centri massaggi: ritmi lenti e frequenze armoniose sono l’ideale per abbassare i livelli di cortisolo. Evita assolutamente l’uso della radio: pubblicità e dialoghi riescono a distruggere in pochi secondi l’atmosfera rilassante creata poco prima dalla musica.

5. Aromaterapia e Purezza dell’Aria

L’odore di prodotti chimici aggressivi può rovinare istantaneamente l’esperienza. L’uso di diffusori con oli essenziali di alta qualità, come lavanda o muschio bianco, permette di purificare l’aria e creare un’impronta olfattiva rilassante. Ricorda sempre di dosare le essenze con delicatezza e di verificare eventuali allergie degli ospiti prima dell’uso. Evita prodotti a basso costo/scarsa qualità, spesso sono irritanti per le vie aeree.


In sintesi: perché puntare sulla tranquillità nel tuo centro?

Creare un ambiente di pace non è un lusso, ma una necessità commerciale. Ricorda che la tranquillità centro estetico si traduce in:

  • +15% di spesa media per cliente;

  • Maggiore vendita di prodotti retail;

  • Clienti più fedeli che scelgono la tua oasi rispetto alla concorrenza.

Vedi anche “Elevare il valore percepito senza sconti: 5 idee”

Come vedi il tuo futuro?

Come vedi il tuo futuro?

È un momento difficile per tutti

Tenere aperto o chiudere? E se la legge impone di non lavorare cosa fare?

Non è un momento facile per l’Italia, non lo è per le partite Iva che sono strozzate da costi fissi da cui non possono scappare e non si sa se lo Stato darà sostegno diminuendo tasse e oneri fiscali vari.

Come la prenderanno le tue clienti?

In questi giorni tante colleghe mi hanno chiesto cosa fare, se chiudere o restare aperte.

Indipendentemente da cosa il Decreto dice, ho consigliato loro di abbassare la saracinesca e di spiegare alle proprie clienti che, se è vero che noi siamo le tutrici del loro benessere, non possiamo assolutamente metterle a rischio di contagio.

Era doveroso comunicare e fare comprendere che una scelta tanto forte, dolorosa e determinata è stata fatta perché hanno deciso di lavorare coerentemente ad un’etica che pone il profondo rispetto delle persone e del senso civico davanti all’aspetto puramente economico.

Oggi ho ricevuto tanti messaggi da chi mi ha seguito, estetiste che si sono stupite della reazione suscitata: le loro clienti hanno capito, le hanno ringraziate, e le hanno sicuramente rivalutate sotto un profilo che non avevano mai considerato. Sapranno aspettare, e torneranno.

Usiamo testa e cuore

Se anche tu hai scelto di tenere chiuso, o se ti è stato imposto, adesso hai davanti a te giornate vuote, l’agenda da riscrivere e mille pensieri che ti si accavallano nella mente.

La cosa migliore è ragionare, impegnarsi a trasformare in positivo ciò che non lo è.

Avendo più tempo puoi ad esempio approfittarne per dare una risistemata al negozio, effettuare quei lavoretti di ristrutturazione e restyling che rimandi da mesi, fare l’inventario, riorganizzare lo schedario clienti, concentrarti sulla programmazione delle prossime attività e promozioni.

Puoi utilizzare queste giornate per studiare ed approfondire argomenti di tuo interesse, inventare nuovi protocolli operativi, e…

dedicarti a te e ai tuoi cari

Ci lamentiamo sempre che non abbiamo tempo per noi, che siamo di corsa dalla mattina alla sera e non riusciamo mai a fare tutto quello che vorremmo.

Ora sei costretta ad uno stop forzato, usalo per prenderti cura di te, per stare con i tuoi figli che non stanno andando a scuola, per riscoprire il piacere di stare a tavola anche all’ora di pranzo e guardarli mentre ti sorridono e sono felici perché finalmente sei tutta per loro.

Puoi dedicarti al tuo compagno, alla tua casa, alle cose che ti fanno stare bene, finalmente.

Stiamo perdendo la percezione di tanti valori, non perché non siano importanti per noi, ma perché abbiamo tante altre priorità imposte dalla routine quotidiana.

Adesso hai l’occasione anche per riflettere su cosa per te è davvero importante, per guardare oltre l’ordinario e dare spazio ai tuoi pensieri nascosti, per vivere e viverti senza farti prevaricare dai soliti mille impegni.

Sai qual è la cosa più strana?

È che non siamo più abituati a fare una sola cosa per volta, ad avere ritmi rilassati, ci sembra quasi di sprecare tempo se non siamo sempre iperproduttivi ed iperorganizzati.

Ma se alla fine possiamo prenderci una vacanza non programmata, anche solo tra le quattro mura domestiche, è davvero così terribile? Non stiamo più con noi stessi, non gustiamo più nulla fino in fondo perché c’è sempre qualcos’altro da fare.

Allora fermati, fermati e senti… con i tuoi cinque sensi… respira il profumo della primavera (ovviamente all’aria aperta, non dimentichiamo le precauzioni da mettere sempre in atto!), quando mangi non c’è nessun appuntamento che ti pressa, gusta il cibo, ascolta della buona musica.

Se non l’hai ancora fatto

… dedicati a delle sane letture che possano rilassarti e, perché no?, stimolarti nuove idee.

Se non l’hai già fatto, cliccando QUI puoi scaricare gratuitamente anche tu il tuo ebook “I 10 segreti dell’Estetista di Successo”, che ti darà spunti per apportare qualche miglioria al tuo Centro estetico.

Dobbiamo tenere duro, dopo questo temporale presto splenderà il sole e sarai pronta a ricominciare più forte di prima.

Fammi sapere se ti è stato utile!

Rubrica Estetista Efficace

Rubrica Estetista Efficace

Perchè Questa Rubrica?

Ricevo quotidianamente contatti via email, piuttosto che telefonici e Whatsapp da parte di centri estetici, che mi chiedono un consiglio su quello che riguarda diversi settori.

Gli argomenti spaziano dall’area amministrativa, al Marketing. In questo periodo spesso ricevo molte richieste di aiuto sulle normative vigenti nel settore della Bellezza e dell’Estetica.

Quindi mi sembrava giusto condividere con voi queste informazioni rispondendo ad ognuna di Voi attraverso una nuova rubrica periodica.

Un pò come la posta del cuore, con un’interazione diretta, dedicata ai singoli ma al tempo stesso al servizio di tutte.

Cos’è la certificazione CE?

Cominciamo dalla prima email.

Mi scrive Paola da Bergamo:

Sto cercando di informarmi riguardo la Hyaluron Pen.

L’azienda che mi ha contattato mi ha detto che con il certificato CE sono a posto con la normativa.

Risposta:

Allora Paola, non è così assolutamente! La certificazione CE non è l’unica documentazione di corredo di un dispositivo quando lo introduce all’interno del centro estetico. Prima di tutto chiariamo bene che cos’è una certificazione CE.

La certificazione CE è un certificato che l’azienda produttrice oppure il distributore autorizzato devono fornire obbligatoriamente a chi acquista il dispositivo/macchinario. Infatti ce l’ha il tostapane, ce l’ha il phon di casa e devono dunque averlo tutti i dispositivi che noi introduciamo nel nostro Centro Estetico. E’ un certificato che dichiara la conformità del dispositivo/macchinario alla normativa europea.

Posso usare la Hyaluron Pen?

Molto spesso questi certificati non ci sono o sono addirittura fasulli. Perciò bisogna anche verificarne la fonte. Con questo voglio dire che se ti affidi ad un dispositivo/macchinario che costa la metà del “fratello più blasonato”, ti si dovrebbe già accendere una lampadina.

Perché nel certificato di conformità sono specificate tutte le varie norme a cui il dispositivo è conforme.

Quindi la certificazione CE è indispensabile, ma non è l’unico requisito necessario.

Infatti se la tua Hyaluron Pen ha un certificato di conformità valido, non è detto che tu la possa utilizzare.

Infatti per poterla utilizzare le varie norme richiamate nel certificato di conformità devono corrispondere a quello che è scritto nel decreto 206/2015. Questo decreto che mi sentirete richiamare una miriade di volte (e che trovi inversione stampabile a fondo pagina) è la bibbia dell’estetista. In questo decreto sono compresi tutti i dispositivi che l’estetista può utilizzare nel Centro Estetico.

Se il dispositivo non è incluso nelle schede che compongono il decreto significa che quel dispositivo è fuorilegge!

Poichè la Hyaluron Pen non compare nel suddetto decreto, è anchessa fuorilegge!

Se ti dicono che la legge sta per uscire, benissimo…
…ti stanno dicendo che la legge non c’è, quindi per ora non puoi utilizzarla.

Mettici un bel mattone sopra e lavora secondo la norma.

Quindi anzi grazie per esserti informata prima di fare un passo falso perché farlo successivamente diventa troppo tardi.

Hyaluron Pen e prodotti da veicolare

Mi scrive Franca da Nola chiedendomi:

La Hyaluron Pen si può utilizzare con di prodotti cosmetici? Ho visto un servizio su Striscia la Notizia dove dicono che l’estetista non può utilizzare farmaci.

Risposta:

Franca già lo sai noi estetiste i farmaci non li possiamo utilizzare, ma facciamo un passo indietro. la Hyaluron Pen è nata qualche anno fa per la somministrazione da parte del medico di farmaci. quindi viene utilizzata per portare nel derma papillare (in genere sono dei filler che essendo meno resistenti, hanno una durata molto più breve). Quindi considerato che si tratta di farmaci, l’estetista non lo può utilizzare.

Se ti dicono che la Hyaluron Pen non somministra farmaci (per tranquillizzarti), ma dei cosmetici, tranquilla non devi stare assolutamente! Perché inserendo dei cosmetici, porteremmo in questo caso sotto pelle e quindi nel derma papillare ad una profondità che a noi assolutamente vietata un materiale (cosmetico), che per sua definizione deve lavorare sulla superficie.

Diciamo che un prodotto cosmetico (in quanto tale) è sicuro perché il suo indice di pericolosità è molto basso. Pertanto non sono obbligatori per le aziende produttrici determinati test che sono invece previsti per legge nel caso di un farmaco.

Il farmaco infatti deve essere testato, studiato, poi seguono una serie di follow up, perchè interagisce a livello di molecolare in maniera completamente diversa.

Quindi, se ti dicono tranquilla fatti furba:

  • Se ti suggeriscono di usare ad una determinata profondità un cosmetico, assolutamente no! Il cosmetico, come detto sopra, a quella profondità non lo devi mandare!
  • Se ti dicono tranquilla tanto è un farmaco (quindi è sicuro), ugualmente non puoi usarlo in quanto trattasi di un farmaco.

In Italia tutto ciò è già chiaro, poichè semplicemente la Hyaluron Pen non è inclusa nel decreto 206/2015.

Per trasmetterti la necessità di elevare l’attenzione su questo dispositivo, anche agli altri stati hanno dovuto alzare le antenne di fronte a questo strumento.

In canada per esempio, da maggio 2019 il Ministero della Salute ha chiesto a tutte le aziende di non vendere più la Hyaluron Pen alle estetiste ed ha avvisato le estetiste che non devono assolutamente acquistarla.

Quali danni può causare la Hyaluron Pen?

Perché secondo quanto riportato da un’informativa del governo canadese “i rischi di potenziali effetti sono:

  1. Reazioni infiammatorie da parte della cute;
  2. Ematomi con fuoriuscita di sangue e di versamenti;
  3. ascessi con complicanze da di addirittura livello batterico (con presenza di lividi sulla pelle).

l’uso improprio di questo dispositivo può includere questi rischi addizionali:

  1. Infezioni batteriche o micotiche per contaminazione durante il riempimento cutaneo.
  2. Diffusione di malattie tra tra un cliente l’altro (perché il dispositivo si utilizza su più persone).
  3. Danni alla pelle, agli occhi o ai vasi sanguigni, dovuti o un’eccessiva pressione ad errore umano (quindi un errore da parte dell’operatore)”.

Conclusioni

Dunque, il fatto che non abbia aghi, non significa che non sia pericoloso.

Il nostro decreto non comprende questa Hyaluron Pen, quindi non si può assolutamente utilizzare!

Spero di aver finalmente risposto in maniera esaustiva a franca ed a tutte coloro che sono ancora “borderline” e stanno cercando di capire se la si possa o meno utilizzare.

A breve vi darò anche altre notizie. Intanto vale la pena ricordare che una brava estetista non deve utilizzare dispositivi pericolosi. Deve lavorare per dare benessere alle proprie Clienti, migliorarne l’aspetto estetico senza giocare a fare il dottore.

Mettere a rischio la salute delle vostre Clienti non vi rende migliori. Vi Rende soltanto delle pessime estetiste.

Se volete contattarmi, scrivetemi su info@wellnessproject.eu oppure lasciate nell’area commenti sottostante i vostri dubbi. Vi risponderò personalmente.

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