Il Futuro dell’Estetica non è un Robot: cosa ci insegna davvero Gallup 2026 (e come usarlo nel tuo centro)
Qualche settimana fa è uscito il nuovo report “State of the Global Workplace 2026” di Gallup, il più grande studio al mondo sul lavoro e sul benessere delle persone.
Forse hai visto qualche titolo sui social, ma in pochi lo hanno letto davvero. E ancora meno l’ha guardato con gli occhi di chi lavora con la pelle, le emozioni e la fiducia.
Questo report, se lo leggi con attenzione, parla anche di te, del tuo centro, del tuo staff e del rapporto con le clienti… anche se non citano mai una cabina estetica in tutto il documento.
Eppure, tra le righe, c’è tutta la nostra storia: la disconnessione, la paura della tecnologia, la fame di relazione autentica.
E soprattutto… una grande opportunità.
Il vero problema non è la tecnologia, ma la disconnessione
Il raporto Gallup dice una cosa forte: solo il 20% dei lavoratori nel mondo è davvero coinvolto nel suo lavoro. Il resto è fisicamente presente, ma emotivamente “assente”.
Questo fenomeno, in psicologia, viene chiamato disconnessione emotiva: mano che esegue, mente lontana; corsi frequentati ma poco applicati; protocolli memorizzati ma non interpretati.
Nel tuo centro questo si traduce in modo molto concreto.
Pensa alle clienti che entrano in cabina e sentono che le guardi di sfuggita, che le tocchi senza guardarle davvero, che le tratti come una “voce in agenda” più che come una persona. Capita più spesso di quanto non si creda, diventa routine e nessuno ci fa più caso.
La neuroscienza conferma una cosa banale ma potentissima: le persone ricordano sempre come si sono sentite durante un’esperienza, molto più del risultato tecnico.
Se la tua cliente sente che sei connessa, attenta, curiosa della sua pelle e della sua storia, del suo benessere, e il suo cervello registra: “Qui mi sento capita. Qui mi posso fidare, sto bene.”
È questo il vero collante della fidelizzazione.
L’AI aumenta la produttività solo se c’è una persona competente dietro
Una delle sezioni più interessanti del report Gallup 2026 riguarda l’Intelligenza Artificiale e l’automazione. Il dato interessante non è “ci sono più macchine”, ma come si usa male la tecnologia. Incredibile vero?
Il messaggio è chiaro: l’AI aumenta la produttività solo dove esiste già una metodologia chiara, una leadership competente e una persona che sa guidare la tecnologia, non viceversa.
Nel tuo centro, questo significa che:
un software gestionale può ottimizzare agenda e promemoria, ma non sceglie i trattamenti;
un macchinario avanzato può erogare energia precisa, ma non decide se è giusto per quel fototipo, quel ciclo o quel tipo di problematica;
un protocollo copiato da qualcun altro può funzionare, ma non è “tuo”.
La vera differenza non la fa il laser, il software, lo skin analyzer o il brand. La fa la tua capacità di interpretare dati, pelle e contesto.
Qui entra in gioco la vera‑competenza:
guardare la pelle e leggere la storia che cela (skincare disordinata, stress, alimentazione, cicli ormonali)
adattare frequenza, intensità e durata del trattamento;
costruire il tuo protocollo;
spiegare alla cliente in modo semplice, chiaro e sicuro cosa stai facendo e perché.
Questo è ciò che un algoritmo non fa.
E questo è ciò che le clienti sono disposte a pagare.
Più digitale = più fame di relazione umana
Il titolo del report Gallup 2026 è “The Human Side of the AI Revolution”, “Il lato umano della rivoluzione tecnologica”.
E il messaggio è chiaro: più il mondo diventa digitale, più le persone cercano luoghi in cui si sentono davvero viste, ascoltate e capite. Sembra un paradosso ma è inevitabile, siamo umani e cerchiamo umanità.
Le clienti che entrano nel tuo centro:
passano ore sui social, davanti a video, immagini filtrate;
parlano con chatbot, algoritmi, messaggeri automatici;
ricevono consigli “personalizzati” basati su dati, non su empatia.
E cosa desiderano davvero?
Tre cose molto semplici: attenzione reale, consulenza personalizzata, fiducia.
Non un protocollo “uguale per tutte”, ma qualcuno che guarda la loro pelle, capisce i cambiamenti e sceglie la soluzione migliore basandosi su esperienza e dati reali, non solo su un algoritmo generico.
Questa è la triade del valore percepito:
la pelle migliora, la mente si sente capita, il portafoglio decide di tornare.
Il rischio che nessuno dice: diventare esecutrice, non professionista
Il dato più interessante dal punto di vista psicologico‑comportamentale è uno: i ruoli più a rischio non sono quelli tecnici, ma quelli senza pensiero critico.
Tradotto: chi si limita a seguire procedure standard, copia‑incolla protocolli, esegue senza interpretare, è sostituibile.
Non da un robot oggi, ma da franchising, centri low‑cost o personale meno qualificato ma più economico.
Tu invece, se sviluppi:
capacità di analisi della pelle (fototipo, storia, risposta ai trattamenti),
ragionamento clinico‑estetico (non solo “faccio come mi hanno detto”),
personalizzazione reale (non solo “nome di protocollo”),
diventi difficile da sostituire.
E questo è il vero vantaggio competitivo: la tua parte “umana” è proprio ciò che la tecnologia non può replicare.
Come usare Gallup 2026 nel tuo centro (da domani mattina)
Non serve una rivoluzione, ma un piccolo cambiamento di mindset. Eccone alcuni che puoi applicare subito, senza stravolgere la tua routine.
Inizia, per esempio, a riadattare 5 minuti del tuo tempo in più per ogni cliente.
Non per parlare di più, ma per osservare di più, per fare due domande vere su sonno, alimentazione, stress, per registrare mentalmente o su un foglio “cosa cambia rispetto all’ultimo trattamento”.
Poi, riduci i protocolli “preconfezionati”.
Puoi usare protocolli base, certo, ma adatta energia, tempo e frequenza alle vere esigenze; spiega alla cliente perché stai scegliendo quella variante, non solo “è così”.
Usa la tecnologia per liberare tempo, non per sostituire te.
Il software gestionale ti aiuta con appuntamenti, promemoria e follow‑up; il macchinario ti dà energia precisa; le app ti aiutano a educare la cliente.
Ma tu, in cabina, resti la mente dietro ogni scelta.
Forma il tuo staff sulla “lettura” e non solo sull’uso.
Invece di dire solo “così si fa”, inizia a chiedere: “Cosa vedi sul viso di questa cliente?”, “Secondo te, cosa cambia rispetto alla seduta precedente?”, “Come potremmo modificare il protocollo?”.
Infine, traccia i risultati e usali per decidere.
Fai foto, annota risposte, segui il ciclo di miglioramento o di epilazione.
Usa questi dati per personalizzare i passaggi successivi, per spiegare alla cliente perché qualche zona risponde meglio di altre, per giustificare un eventuale aumento di prezzo legato alla qualità reale, non solo al posizionamento.
Il tuo nuovo ruolo: la tua mente dietro il trattamento
Il report Gallup 2026 non dice che vincerà chi ha più macchinari. Ovviamente anche quelli servono per lavorare bene e meglio, ma basare il proprio lavoro solo ed esclusivamente su questo è un errore che può costare caro.
Dice che vinceranno le aziende e le professioniste che sapranno usare la tecnologia senza permettere che sostituiscano il loro cervello e il loro cuore.
Nel tuo centro questo significa:
smettere di essere “schiava” dei protocolli,
smettere di seguire ciecamente il fabbricante,
iniziare a essere la mente dietro ogni trattamento.
Puoi presentarti in modo chiaro alla cliente: “Usiamo macchinari avanzati e tecnologie innovative, ma il vero valore è la mia formazione, la mia esperienza e la mia attenzione alla tua pelle. Le impostazioni e le scelte le faccio io, in base a ciò che vedo, sento e so di te e della tua storia.” Non ti suona meglio che dire “Il protocollo è esattamente cosi e basta“?
Questa non è solo comunicazione: è una promessa di valore concreto. Che ovviamente poi devi mantenere.
Una piccola sfida per te, ci stai?
Ti propongo una cosa semplice: scegli una sola azione da questo articolo e applicala per almeno 10 sedute.
Puoi, per esempio:
dedicare 5 minuti reali in più alla consulenza, prima di entrare in cabina, per osservare davvero la pelle e fare almeno due domande specifiche;
personalizzare almeno un parametro del protocollo in base a ciò che vedi, invece di usare sempre gli stessi valori “di default”;
chiedere alla cliente una domanda diversa ogni volta sul suo stile di vita, sul ciclo, sul sonno o sullo stress, per costruire una vera storia di trattamento;
fermarti dopo ogni seduta e scrivere 2–3 note su cosa è cambiato rispetto alla precedente, così da iniziare a tracciare in modo semplice i risultati;
raccontare a 3 clienti, in modo spontaneo, perché hai scelto proprio quel tipo di trattamento per loro, collegando la tua decisione alla loro storia.
Non serve fare tutto insieme.
Basta iniziare con una sola di queste sfide e osservare cosa cambia: nei commenti, nelle richieste di allungamento o di rinnovo di un pacchetto, nella tua percezione del lavoro, e anche nella soddisfazione delle clienti e tua personale
È proprio da questi piccoli passi che l’estetista‑esecutrice inizia a trasformarsi in un’estetista‑professionista: non tanto per quanti macchinari ha, ma per la qualità della sua presenza, della sua attenzione e della sua scelta.
Se ti va, scrivimi e fammi sapere com’è andata: mi piace pensare che il tuo successo è anche il mio! ❤️
Si dice che si hanno pochi secondi per fare una prima buona impressione, ed è verissimo.
A volte, vuoi per la necessità o l’urgenza di trovare la persona da inserire, vuoi per eccessivo buonismo, non si ascolta il proprio istinto, che difficilmente sbaglia, e i problemi, che dentro di noi già avevamo previsto inconsciamente, si presentano puntualmente.
Una stretta di mano moscia, un comportamento scomposto possono già darti delle indicazioni sulla determinazione e sull’atteggiamento più o meno professionale di chi hai di fronte.
Consiglio sempre di fare attendere la persona in sala d’attesa per qualche minuto e osservare come si rapporta con chi sta in segreteria o con le altre persone presenti.
Potresti notare un’eccessiva scompostezza, un atteggiamento troppo amichevole con la segretaria che ancora non conosce, un linguaggio sboccato là dove non ha motivo di mostrare il meglio di sé perché pensa nessuno lo/la veda (un domani si potrebbe verificare altrettanto con le clienti).
Anche la puntualità è importante, arrivare in ritardo (salvo catastrofi incombenti) è sintomo di scarso senso di responsabilità.
Se durante il colloquio comincia a sparlare degli ex datori di lavoro è una cosa molto grave: significa che, oltre a mancare loro di rispetto, non sa cosa siano la fedeltà e, soprattutto, la discrezione.
Altro campanello d’allarme: non mostra vivace interesse per il ruolo che andrebbe a ricoprire, pensa solo ad esaltare le proprie capacità senza considerare il lavoro di squadra e la prospettiva di collaborare con gli altri operatori non gli/le interessa.
Domande consigliate
Già l’abbiamo visto, nei precedenti articoli nel dettaglio, ma ti riassumo qui altre domande da porre al candidato:
Fatti illustrare come la sua esperienza con il lavoro di squadra, capirai così le sue attitudini ad inserirsi in un organico.
Chiedile un suo parere su come veniva svolto il lavoro, pregi e difetti, se ha raggiunto gli obiettivi.
In caso affermativo chiedi a cosa attribuisce il merito, in caso negativo chiedi quali sono le cause secondo lei/lui, gli errori commessi, e come gestirebbe una situazione analoga oggi.
Ti dico questo perché chi sa fare tesoro della propria esperienza è sicuramente prezioso per te, e dimostra una capacità analitica tale da consentire una buona riorganizzazione del lavoro senza dipendere sempre da chi dà le direttive
Nel prossimo articolo vedremo come curare l’inserimento del nuovo candidato e prevenire problemi.
E’ risaputo che i team che esaltano ed usano i propri punti di forza ottengono risultati migliori, ma devi ricordare che il successo del lavoro di squadra e l’impegno di ogni persona iniziano a livello individuale.
Secondo John C. Maxwell, autore di importanti libri sulla leadership, un buon lavoro di squadra “fa funzionare il sogno”, il tuo sogno imprenditoriale!
Un maggiore coinvolgimento dei dipendenti e migliori prestazioni del team faranno aumentare i risultati che guidano la crescita organica del tuo Centro estetico.
L’importanza del coinvolgimento personale
Diversi studi hanno dimostrato che esistono delle correlazioni dirette tra il coinvolgimento dei dipendenti e i risultati ottenuti a livello di squadra come:
maggiori vendite e redditività
maggiore produttività
minor turnover e assenteismo
Il miglioramento delle prestazioni nella tua azienda dipende quindi direttamente dalla tua capacità di promuovere e gestire il lavoro di squadra attraverso il coinvolgimento dei dipendenti.
Cosa fare in pratica
STEP 1
Prima che tu possa aspettarti che i tuoi dipendenti lavorino bene insieme, devi sapere cosa fanno naturalmente meglio singolarmente e cosa amano davvero fare.
Questo non significa necessariamente conoscere i compiti e i lavori che ogni persona svolge bene, significa comprendere ciò che rende unico ogni dipendente dotato di un talento intrinseco.
STEP 2
Assicurati di essere in grado di esaltare queste potenzialità, perché riconoscerle e poi non dare modo ai tuoi collaboratori di utilizzarle non serve a molto, anzi, sarà per loro molto frustrante.
Sapere che il datore di lavoro apprezza ciò che sanno fare, li motiverà molto di più e accrescerà la loro autostima, favorendo l’integrazione nella realtà aziendale.
STEP 3
Un approccio basato sui punti di forza individuali è solo una parte di ciò che rende grande una squadra.
Dovrai assicurarti che ogni dipendente sappia cosa ti aspetti da lui e che abbia a disposizione tutti gli strumenti necessari per svolgere correttamente il proprio lavoro.
STEP 4
Crea un ambiente favorevole, la tua filosofia di lavoro si deve respirare e percepire, la devono abbracciare e sentirsi parte integrante del sistema. Per questo è fondamentale che tu riconosca sempre quando hanno svolto bene i loro compiti.
Devi prenderti cura dei tuoi collaboratori, incoraggiare il loro sviluppo personale e professionale e rispettare le loro opinioni.
Aiutali a capire come il loro lavoro si lega alla missione o allo scopo del tuo Centro estetico.
Nel fare questo dovrai favorire un lavoro in cui possano interagire tra loro, e vedrai che nasceranno tra loro anche amicizie reali e durature tra loro.
E’ una questione delicata che, potrei paragonare a quello che fa un genitore quando , con più figli, deve gestire la famiglia senza creare gelosie tra loro e favorendo la serenità e lo sviluppo di tutti indistintamente.
Focus sull’impegno
Un grande lavoro di squadra inizia da un punto fondamentale: devi mantenere il focus sull’impegno, fagli capire quali sono le tue aspettative e metti i tuoi collaboratori nella condizione di superarle
Le riunioni sono importantissime per fare il punto della situazione, non tralasciarle e soprattutto non pensare che siano tempo perso.
Un lavoro ben organizzato aumenta la produttività di tutto l’organico, e di conseguenza aumenteranno sia l’autostima di tutto il team sia il fatturato
Nel prossimo articolo vedremo quali sono i principali indicatori di salute della tua attività.
Va di moda da qualche tempo, soprattutto tra i “cacciatori di teste”, anche se è una metodica che non amo particolarmente.
Il colloquio consiste nel sottoporre il candidato ad una serie di domande incalzanti con tono aggressivo per metterlo a disagio, a volte facendo lunghe pause per vedere come reagisce all’imbarazzo del silenzio.
Vengono poste domande mirate per valutare quali reazioni scaturiscono da una forte pressione.
Le domande più comuni sono:
– Ha mai lavorato in una situazione stressante? Mi faccia un esempio
– Come l’ha gestita?
– Pensa che i suoi colleghi si siano comportati correttamente?
– Cosa avrebbe voluto fare per affrontare e prevenire quel problema?
Se pensi di essere in grado di effettuare lo stress test questa è la linea da seguire
Lo scopo dello stress test è quello di mettere a disagio la persona che si ha di fronte dopo aver iniziato un colloquio pacato e gradevole, in cui abbasserà la guardia con l’obiettivo di destabilizzarla e vedere come reagisce a situazioni anomale e, appunto, stressanti.
Domande vietate
A volte si tende a fare domande troppo personali che sono vietate proprio perché vanno a ledere la privacy e la sensibilità della persona, invadendone la sfera personale.
Secondo quanto previsto dall’art. 27 del Codice delle Pari Opportunità,
“È vietata qualsiasi discriminazione fondata sul sesso per quanto riguarda l’accesso al lavoro, in forma subordinata, autonoma o in qualsiasi altra forma, indipendentemente dalle modalità di assunzione e qualunque sia il settore o il ramo di attività, a tutti i livelli della gerarchia professionale”.
E’ quindi vietato chiedere l’orientamento sessuale, politico o religioso, eventuali malattie ereditarie o meno, se intende avere figli, come li gestisce, che lavoro fanno i suoi genitori, ecc
La finalità di un colloquio di lavoro deve sempre essere sempre e solo quella di conoscere le competenze di un candidato e non di indagare sulla sua vita privata o esprimere giudizi sulla persona, i suoi valori o ciò che non è strettamente attinente alla sua valutazione per ricoprire il ruolo richiesto.
Ricorda che il candidato può legittimamente rifiutarsi di rispondere ad una domanda se questa non è funzionale al ruolo richiesto.
Non considerarlo una persona ostile, sta solo salvaguardando i propri diritti, probabilmente al posto suo faresti altrettanto.
Ma tu che cosa offri?
Hai appena finito di esaminare la persona, ma una cosa che spesso non viene considerata è che anche la persona che hai di fronte sta facendo altrettanto con te.
Non si può soltanto chiedere senza dare nulla in cambio. Giustamente tu cerchi una persona che sia in linea con le tue esigenze, ma anche tu devi essere in linea con le sue, altrimenti, presto o tardi, si creeranno situazioni di attrito che sarà poi difficile gestire.
Pertanto, se per te la persona non va bene è meglio che tu glielo dica subito,.
Se invece pensi possa essere adatta a te, almeno al primo acchito, chiarisci subito, oltre a cosa desideri, cosa offri tu, questi sono i quattro punti cardine:
Retribuzione
Orario di lavoro
Formazione
Organizzazione del lavoro
Ti consiglio di chiarirli bene prima di tutto a te stessa, non sono aspetti banali: devono essere ben specificati fin dall’inizio a scanso di equivoci e malintesi, modificarli successivamente non è corretto, e sarà sicuramente motivo di malcontento da parte del nuovo collaboratore (e quindi genereranno problemi che si ripercuoteranno sulla tua attività).
Riferimenti normativi
Decreto legislativo 198/2006 art. 27, comma 1;
Decreto legislativo 11/04/2006, n. 198 art. 27. Comma 2;
Decreto Legislativo 276/2003;
Decreto Legislativo 215/03
Costituzione della Repubblica articolo 3;
Legge 20/05/1970, n. 300, articolo 8;
Nel prossimo articolo vedremo come scrivere un annuncio di ricerca del personale.
Dopo aver valutato i curricula ricevuti e selezionato i potenziali candidati per il ruolo che desideri coprire, convoca la persona e assicurati di avere tutto il tempo necessario per effettuare un colloquio senza interruzioni di sorta. Non solo per una questione di buona educazione e di rispetto per chi hai davanti, ma proprio perché, se non presti la dovuta attenzione a tutti i dettagli, il rischio più grosso è quello di assumere la persona sbagliata.
Fermo restando che la certezza di non commettere errori non esiste, almeno cerchiamo di ridurre al minimo il margine di errore.
Dopo aver riletto le competenze del candidato, è importante conoscerne anche la personalità.
Ti elenco alcune domande che ti aiuteranno a comprendere meglio chi hai di fronte.
Importante: dai sempre del LEI, mantenere le distanze è fondamentale!
Domande
Mi racconti di lei e degli studi svolti
Ha qualche specializzazione? Quale?
Perché ha scelto questa specializzazione?
Mi racconti della sua esperienza lavorativa.
Che ruolo e che mansioni ha svolto in passato?
Ha mai lavorato in team?
Come si è trovata?
Ci sono state difficoltà? In caso affermativo chiedine la causa e come le ha affrontate
Cosa pensa di avere sbagliato in passato?
Cosa ha imparato dai suoi errori?
Qual è la sua maggiore debolezza?
Qual è il suo punto di forza?
Le piacerebbe aumentare le sue competenze?
Quali?
È disposta a frequentare corsi di formazione?
Qual è il maggiore ostacolo che ha incontrato?
Se dovesse avere un problema di qualsiasi genere con una cliente e avesse carta bianca per muoversi, sarebbe in grado di prendere decisioni in autonomia o ha sempre necessità di direttive dall’alto?
Quale compenso ritiene adatto alle sue competenze?
Ha mai avuto dei riconoscimenti per il suo lavoro?
Se sì, quali?
Cosa pensa della sua professione?
Cosa le piace meno di questo lavoro?
Cosa le piace di più?
Perché ha chiuso/vuole chiudere l’ultimo/l’attuale rapporto di lavoro?
Perché pensa di essere adatta al ruolo che offriamo?
Cosa le interessa meno di questo lavoro?
Con che tipo di persone le piace lavorare?
Chi/cosa la mette in difficoltà?
Che disponibilità di orari ha?
Ovviamente per ogni domanda dai il tempo di rispondere, non è un interrogatorio terzo grado ma un semplice colloquio di lavoro. Fai delle pause per avere e dare il tempo di riflettere, al candidato sulle risposte e a te sulla domanda.
Prendi appunti, non pensare di tenere tutto a mente perché dopo aver visto tre o quattro persone comincerai a fare confusione
Come analizzare i dati raccolti
A fine colloquio, ti consiglio fare una valutazione, magari su un foglio Excel, assegnando un voto alle competenze e alla persona, per avere uno schema riepilogativo quando dovrai rianalizzare le schede dei potenziali candidati e fare la prima scrematura.
Aspetto fisico
È importante, soprattutto nel nostro lavoro: non parlo di bellezza ma di cura della persona, una persona trasandata non è una buona immagine per le clienti
Spigliatezza
Il rapporto con il pubblico è fondamentale, una persona troppo timida o passiva tende a “subire” la cliente e non saperla gestire
Cortesia ed educazione
Il modo in cui si pone e la sua gestualità ti faranno capire se la persona è in linea con te e la tua filosofia
Linguaggio, tono e impostazione della voce
L’utilizzo continuo di termini dialettali, una voce troppo alta, un linguaggio sgrammaticato, o un’aggressività verbale, o se parla troppo velocemente o lentamente
Competenze
Possono essere basiche o specialistiche
Ambizione
La voglia di crescere è importante, è sintomo di amor proprio e, si spera, amore per il proprio lavoro
Disponibilità a formarsi
E’ collegata al punto precedente ed è altrettanto importante
Disponibilità orario
Flessibile, part time, full time
Nel prossimo articolo vedremo un secondo tipo di colloquio chiamato “stress test”, quali domande non fare mai perché sono illegali.
Nell’articolo precedente abbiamo parlato di alcuni problemi che possono insorgere a causa di una gestione dei dipendenti non ottimale.
Vediamo come prevenirli e gestirli.
Pianificazione
Il lavoro va sempre programmato e organizzato, l’approssimazione non va d’accordo con la buona operatività e non produce i risultati positivi.
In fase di assunzione devi assegnare delle mansioni specifiche ai tuoi collaboratori, non puoi pensare che da soli sappiano sempre cosa e come fare, e soprattutto cosa tu vuoi da loro.
Se non l’hai fatto prima fallo adesso, specificando cosa e come devono portare avanti i loro compiti. Per “come” intendo non solo le modalità ma anche la tempistica, che sia umana (non sono macchine) e accettabile.
Stabilisci ogni step, meglio se scrivi tutto, e poi, in riunione (ne parliamo tra poco), affronti l’argomento,
Cerca di non dare nulla per scontato, ciò che per te è ovvio può non esserlo per altri.
Non pensare di trovare il tuo alter ego perfetto, perché non è possibile.
Ricorda che la tua dipendente non deve essere la tua “compagna di merende” ma qualcuno che lavora per te.
Se non ha il tuo stesso umorismo, pazienza! La cosa importante è che sia la professionista di cui hai bisogno.
Le riunioni
Per fare questo organizza delle riunioni periodiche in cui rivedi e perfezioni sia l’operatività che eventuali problemi emersi, soluzioni attuate e da attuare (ne abbiamo parlato qualche tempo fa in un altro articolo ).
Una volta terminata la riunione stila un verbale di quanto è stato deciso e firmatelo tutti per presa visione.
Perché un domani qualcuno non dica “io non c’ero, e se c’ero dormivo!”
Le regole
Senza regole non c’è gestione, ma si lavora per inerzia a casaccio.
E soprattutto, se non dai delle direttive precise non puoi lamentarti che il lavoro non venga svolto come desideri.
Puntualizzo una cosa: cerca di non pretendere l’impossibile dai tuoi collaboratori e mettili in grado di raggiungere gli obiettivi che fissi. Ho visto titolari arrabbiarsi con le dipendenti che non sapevano effettuare trattamenti che nessuno gli aveva mai insegnato né mostrato.
Vuoi che sia anche una buona commerciale? Saper vendere non è da tutti, penso tu lo sappia, c’è chi è più timido, chi ha mille schemi mentali da cui non riesce ad uscire, chi si fa mille problemi nel proporre un acquisto perché già ha deciso che la cliente non accetterà.
Non è impossibile imparare, ma certamente non è facile né rapido, e non è pensabile che, insegnando la formuletta magica (alias “disco vendita”) in pochi giorni una persona cambi carattere, atteggiamento e mentalità.
Perché ti dico questo? Perché non puoi costringere una persona ad andare contro natura, non sarebbe semplice nemmeno per te.
Se hai delle persone più qualificate o propense alla vendita affida a loro la parte commerciale, risparmierai tempo e soldi. Se invece hai deciso che assolutamente vuoi formare alla vendita tutto il personale senza esclusioni, metti in conto tutte le difficoltà che incontrerete entrambe.
Non è solo dando l’incentivo che la trasformerai, te lo assicuro.
Dai il buon esempio
Sembra ovvio ma non lo è.
Lamentarsi perché le collaboratrici sono poco sorridenti o cortesi se tu sei la prima a inveire contro tutti e tutto, clienti comprese, non è proprio il migliore modello da emulare da offrire.
Ci saranno sempre giornate di tensione, faticose, troppo piene o troppo vuote, che vanno storte da quando alzi la saracinesca fino a sera, ma ce ne saranno anche molte altre, spero sempre di più, in cui il sorriso ti resta stampato sulla faccia, e soprattutto, lo porti nel cuore.
Il nostro lavoro è duro, stancante, ma è anche splendido.
Se lo fai con amore riuscirai a trasferire la tua passione a chi lavora accanto a te (oltre alle clienti) e sarai meravigliosamente contagiosa.
In uno dei prossimi articoli parleremo di come gestire il lavoro di squadra.
E se lei se ne va e mi lascia a piedi?
La porta è aperta, avanti un altro!
Questi ricattini subdoli lasciano il tempo che trovano, se così dovesse essere sappi che ti stai liberando di una marea di problemi che presto o tardi sarebbero emersi comunque.
Quindi festeggia e comincia a cercare la sostituta.
Ma prima di arrivare a questo punto, devi chiederti se è davvero tutta colpa sua se il vostro rapporto non funziona.
E allora cosa faccio?
Lo vedremo nel prossimo articolo, seguimi e vedrai!