da Chiara | Lug 28, 2025 | business, Conto economico, Marketing
Trasforma le informazioni in azioni
Desidero partire da un concetto importante, poiché vedo che nel nostro settore stanno nascendo corsi di ogni genere che pretendono di trasformare un’estetista in un commercialista in erba.
Non credo sia utile riempirti la testa di nozioni estremamente tecniche che, per essere comprese a pieno, richiedono competenze importanti che chiaramente non possiedi e che, soprattutto, non hai il tempo (e la voglia?) di acquisire.
Un corso di qualche mese non è in grado di dartele (ci sarà un motivo per cui una laurea magistrale o specialistica in economia si consegue dopo anni di studi e il superamento di numerosi esami!), mentre puoi acquisire competenze e strumenti utili a monitorare e gestire in modo semplificato la tua azienda. Il resto lo dovrà fare il tuo commercialista.
Partiamo dal concetto che se devi misurare qualcosa devi farlo attraverso i numeri, pertanto, dato che ogni aspetto della tua attività dovrà essere calcolato, dovrai trasformare tutto in numero.
Niente paura! Non è così difficile, basta capire il meccanismo
La domanda che in genere mi fanno i clienti quando arriviamo a questo punto è:” Ma cosa ci faccio con questi dati una volta che li ho raccolti?”
I dati in sé sono importanti per avere un quadro generale, ma è ovvio che da soli non bastano: bisogna applicarli alla tua attività affinché anche tu possa utilizzarli a tuo vantaggio.
Comprendere lo stato di salute di un’azienda è fondamentale sia per gli imprenditori che per i loro dipendenti.
I numeri o le percentuali dovranno essere messi in rapporto al passato e/o agli obiettivi che avrai stabilito per capire se li stai raggiungendo, se stai andando nella direzione opposta, o se qualcosa (e cosa) ostacola il tuo percorso. In questo caso si dovrà correggere il tiro.
Analizzando le informazioni raccolte puoi conoscere la salute della tua attività e trasformare i dati in azioni.. vantaggiose.
Andiamo per gradi, troppe informazioni insieme rischiano di confonderti, cominciamo a parlare di questi famosi dati.
I KPI
Gli indicatori di prestazione, chiamati KPI (Key Performance Indicators), misurano il successo di un’azienda rispetto a una serie obiettivi.
I KPI sono un’infinità, primari e secondari, e variano da settore a settore.
I principali sono:
FINANZIARI: per controllare l’aspetto economico (utile, ricavi, spese, ecc).
INCENTRATI SUL CLIENTE: concentrati sull’efficienza, soddisfazione e fidelizzazione della clientela.
INCENTRATI SUI PROCESSI: mirano a misurare e monitorare le prestazioni operative in tutta l’organizzazione.
DI MARKETING: riguarda tutta le azioni di promozione del tuo brand, dei tuoi prodotti e servizi, on-line e off-line
Oggi vediamo gli indicatori chiave di prestazione legati ai dati finanziari, che, come ho scritto prima, si concentrano tipicamente sui ricavi e sui margini di profitto, ma non solo.
I KPI FINANZIARI
I numeri non sono la mia passione, ma ogni imprenditore degno di questo nome gestire l’area finanziaria con competenza. Utilizzare il semplice istinto nel caso migliore lascia che l’attività sopravviva per inerzia, nel peggiore che affondi per incompetenza.
Vediamo gli indicatori principali a cui devi prestare attenzione:
MARGINE NETTO: la più veritiera tra le misurazioni basate sul profitto, rappresenta l’importo delle entrate che rimane, come profitto per un determinato periodo, dopo aver contabilizzato tutte le spese, le tasse e gli interessi dell’azienda per lo stesso periodo. In sostanza indica quanto di ogni euro guadagnato dall’azienda si traduce in profitti, cioè quanto sia efficiente un’azienda nel generare profitti rispetto alle sue entrate. Il margine di profitto netto si riflette sulla redditività di un’azienda e mostra quanto velocemente l’azienda può crescere in una prospettiva a lungo termine.
Margine netto = profitto netto / ricavo
Vediamo un esempio ipotetico: se il margine di profitto netto standard per una profumeria media è del 50%, chiunque abbia una profumeria sa che deve lavorare per raggiungere o superare quella cifra se desidera rimanere competitiva.
MARGINE DI PROFITTO LORDO: misura la percentuale di denaro rimasto dalle entrate dopo aver contabilizzato il costo dei prodotti venduti. Questa metrica è un ottimo indicatore della salute finanziaria di un’azienda, poiché indica se un’azienda è in grado di pagare le proprie spese operative pur disponendo di fondi per la crescita.
Di solito, le organizzazioni hanno un margine di profitto lordo relativamente stabile, a meno che non abbiano apportato modifiche drastiche ai costi di produzione o abbiano subito un cambiamento nelle politiche dei prezzi.
Calcolato come: costi delle merci vendute/ricavi
RAPPORTO CORRENTE: si concentra in gran parte sulla liquidità e può essere calcolato dividendo le attività correnti di un’azienda per i suoi debiti correnti.
Un’azienda finanziariamente sana in genere dispone di liquidità sufficiente per far fronte ai propri obblighi finanziari per un periodo di 12 mesi.
CAPITALE CIRCOLANTE: è il denaro immediatamente disponibile.
Analizza la salute finanziaria leggendo le attività disponibili che soddisfano le passività finanziarie a breve termine. Il capitale circolante, calcolato sottraendo le passività correnti dalle attività correnti, include attività come disponibilità liquide, investimenti a breve termine e crediti.
Il Capitale Circolante si calcola sottraendo le passività correnti (obbligazioni finanziarie, cioè debiti) dalle attività correnti (risorse con valore monetario, cioè le tue entrate).
CREDITI ESIGIBILI: aiuta a stimare il reddito imminente e calcolare i giorni medi del debitore, mostrando quanto tempo impiega il tuo cliente medio per ripagare il proprio debito.
Una metrica di crediti correnti elevata potrebbe indicare che un’azienda non è in grado di trattare con debitori a lungo termine e quindi di perdere denaro.
Nella tua realtà specifica, se non gestisci correttamente le modalità di pagamento dei tuoi clienti, se fai troppo spesso credito, se lasci aperti pacchetti a lungo, rischi di avere tante ipotesi di guadagno ma realizzare poco nella realtà. In sostanza stai regalando sodi a tasso zero ai tuoi clienti!
VARIANZA DI BILANCIO: che indica come variano i budget previsti rispetto ai totali di budget effettivi. La metrica viene utilizzata per valutare se l’importo preventivato o previsto delle spese o delle entrate soddisfa le aspettative.
Una variazione minima del budget indica che le spese effettive sono uguali o inferiori a quelle previste o che le entrate sono superiori a quanto previsto. Una variazione significativa nei budget è solitamente causata da previsioni troppo ottimistiche o decisioni sbagliate.
RAPPORTO DEBITO/PATRIMONIO NETTO: mostra l’efficacia con cui un’azienda utilizza gli investimenti degli azionisti. Un elevato rapporto debito/patrimonio indica che un’organizzazione sta perdendo investimenti e accumulando debiti invece di generare nuovi profitti dagli investimenti.
FATTURATO DELL’INVENTARIO: Il KPI del fatturato dell’inventario indica l’efficienza con cui un’azienda vende e sostituisce i prodotti stoccati in magazzino durante un determinato periodo di tempo. Quindi riflette la capacità di un’organizzazione di generare vendite e rifornire rapidamente le scorte.
In realtà sono molti i dati che puoi misurare i quest’area come ad esempio la redditività (quanto guadagni dalla vendita dei prodotti) e il tempo di stoccaggio o indice di rotazione (analizza la capacità di gestire la rotazione delle scorte, ovvero di ottimizzare il livello di giacenze di magazzino rispetto ai consumi, ovviamente, che vendi poco, quindi o aumenti le vendite o riduci gli acquisti), il dead stock, ovvero la misurazione del livello raggiunto dalle scorte rispetto ai consumi, per rilevare la presenza di giacenze sovradimensionate, l’analisi ABC, che analizza i movimenti di ogni singolo prodotto.
TEMPO: questa metrica viene spesso sottovalutata, ma ricordati che il tempo è denaro. Ogni minuto in cui tu o i tuoi collaboratori non producete è un costo!
Non devono esistere tempi morti, perché penalizzano la tua attività. Devi essere sempre in grado di capire dove si verificano questi vuoti e porvi rimedio
Focus sulla tua attività
Come ho scritto all’inizio le metriche possono essere infinite.
L’obiettivo è darti una panoramica generale, che non si addentri, per quanto possibile, in argomenti troppo tecnici.
Durante i nostri corsi sviluppiamo gradualmente ogni indicatore per ottenere una gestione aziendale semplificata efficace, tramite lezioni ed esercizi pratici.
Ciò che sembrava impossibile diventa finalmente realizzabile.
Nel prossimo articolo vedremo quali sono i KPI incentrati sul Cliente.
da Chiara | Lug 7, 2025 | Gestione del personale, Marketing
La prima impressione è quella che conta?
Si dice che si hanno pochi secondi per fare una prima buona impressione, ed è verissimo.
A volte, vuoi per la necessità o l’urgenza di trovare la persona da inserire, vuoi per eccessivo buonismo, non si ascolta il proprio istinto, che difficilmente sbaglia, e i problemi, che dentro di noi già avevamo previsto inconsciamente, si presentano puntualmente.
Una stretta di mano moscia, un comportamento scomposto possono già darti delle indicazioni sulla determinazione e sull’atteggiamento più o meno professionale di chi hai di fronte.
Consiglio sempre di fare attendere la persona in sala d’attesa per qualche minuto e osservare come si rapporta con chi sta in segreteria o con le altre persone presenti.
Potresti notare un’eccessiva scompostezza, un atteggiamento troppo amichevole con la segretaria che ancora non conosce, un linguaggio sboccato là dove non ha motivo di mostrare il meglio di sé perché pensa nessuno lo/la veda (un domani si potrebbe verificare altrettanto con le clienti).
Anche la puntualità è importante, arrivare in ritardo (salvo catastrofi incombenti) è sintomo di scarso senso di responsabilità.
Se durante il colloquio comincia a sparlare degli ex datori di lavoro è una cosa molto grave: significa che, oltre a mancare loro di rispetto, non sa cosa siano la fedeltà e, soprattutto, la discrezione.
Altro campanello d’allarme: non mostra vivace interesse per il ruolo che andrebbe a ricoprire, pensa solo ad esaltare le proprie capacità senza considerare il lavoro di squadra e la prospettiva di collaborare con gli altri operatori non gli/le interessa.
Domande consigliate
Già l’abbiamo visto, nei precedenti articoli nel dettaglio, ma ti riassumo qui altre domande da porre al candidato:
Fatti illustrare come la sua esperienza con il lavoro di squadra, capirai così le sue attitudini ad inserirsi in un organico.
Chiedile un suo parere su come veniva svolto il lavoro, pregi e difetti, se ha raggiunto gli obiettivi.
In caso affermativo chiedi a cosa attribuisce il merito, in caso negativo chiedi quali sono le cause secondo lei/lui, gli errori commessi, e come gestirebbe una situazione analoga oggi.
Ti dico questo perché chi sa fare tesoro della propria esperienza è sicuramente prezioso per te, e dimostra una capacità analitica tale da consentire una buona riorganizzazione del lavoro senza dipendere sempre da chi dà le direttive
Nel prossimo articolo vedremo come curare l’inserimento del nuovo candidato e prevenire problemi.
da Chiara | Lug 21, 2021 | Gestione del personale, Marketing
Individua i punti di forza
E’ risaputo che i team che esaltano ed usano i propri punti di forza ottengono risultati migliori, ma devi ricordare che il successo del lavoro di squadra e l’impegno di ogni persona iniziano a livello individuale.
Secondo John C. Maxwell, autore di importanti libri sulla leadership, un buon lavoro di squadra “fa funzionare il sogno”, il tuo sogno imprenditoriale!
Un maggiore coinvolgimento dei dipendenti e migliori prestazioni del team faranno aumentare i risultati che guidano la crescita organica del tuo Centro estetico.
L’importanza del coinvolgimento personale
Diversi studi hanno dimostrato che esistono delle correlazioni dirette tra il coinvolgimento dei dipendenti e i risultati ottenuti a livello di squadra come:
- maggiori vendite e redditività
- maggiore produttività
- minor turnover e assenteismo
Il miglioramento delle prestazioni nella tua azienda dipende quindi direttamente dalla tua capacità di promuovere e gestire il lavoro di squadra attraverso il coinvolgimento dei dipendenti.
Cosa fare in pratica
STEP 1
Prima che tu possa aspettarti che i tuoi dipendenti lavorino bene insieme, devi sapere cosa fanno naturalmente meglio singolarmente e cosa amano davvero fare.
Questo non significa necessariamente conoscere i compiti e i lavori che ogni persona svolge bene, significa comprendere ciò che rende unico ogni dipendente dotato di un talento intrinseco.
STEP 2
Assicurati di essere in grado di esaltare queste potenzialità, perché riconoscerle e poi non dare modo ai tuoi collaboratori di utilizzarle non serve a molto, anzi, sarà per loro molto frustrante.
Sapere che il datore di lavoro apprezza ciò che sanno fare, li motiverà molto di più e accrescerà la loro autostima, favorendo l’integrazione nella realtà aziendale.
STEP 3
Un approccio basato sui punti di forza individuali è solo una parte di ciò che rende grande una squadra.
Dovrai assicurarti che ogni dipendente sappia cosa ti aspetti da lui e che abbia a disposizione tutti gli strumenti necessari per svolgere correttamente il proprio lavoro.
STEP 4
Crea un ambiente favorevole, la tua filosofia di lavoro si deve respirare e percepire, la devono abbracciare e sentirsi parte integrante del sistema. Per questo è fondamentale che tu riconosca sempre quando hanno svolto bene i loro compiti.
Devi prenderti cura dei tuoi collaboratori, incoraggiare il loro sviluppo personale e professionale e rispettare le loro opinioni.
Aiutali a capire come il loro lavoro si lega alla missione o allo scopo del tuo Centro estetico.
Nel fare questo dovrai favorire un lavoro in cui possano interagire tra loro, e vedrai che nasceranno tra loro anche amicizie reali e durature tra loro.
E’ una questione delicata che, potrei paragonare a quello che fa un genitore quando , con più figli, deve gestire la famiglia senza creare gelosie tra loro e favorendo la serenità e lo sviluppo di tutti indistintamente.
Focus sull’impegno
Un grande lavoro di squadra inizia da un punto fondamentale: devi mantenere il focus sull’impegno, fagli capire quali sono le tue aspettative e metti i tuoi collaboratori nella condizione di superarle
Le riunioni sono importantissime per fare il punto della situazione, non tralasciarle e soprattutto non pensare che siano tempo perso.
Un lavoro ben organizzato aumenta la produttività di tutto l’organico, e di conseguenza aumenteranno sia l’autostima di tutto il team sia il fatturato
Nel prossimo articolo vedremo quali sono i principali indicatori di salute della tua attività.
da Chiara | Giu 23, 2021 | Gestione del personale, Marketing
Lo stress test di selezione
Va di moda da qualche tempo, soprattutto tra i “cacciatori di teste”, anche se è una metodica che non amo particolarmente.
Il colloquio consiste nel sottoporre il candidato ad una serie di domande incalzanti con tono aggressivo per metterlo a disagio, a volte facendo lunghe pause per vedere come reagisce all’imbarazzo del silenzio.
Vengono poste domande mirate per valutare quali reazioni scaturiscono da una forte pressione.
Le domande più comuni sono:
– Ha mai lavorato in una situazione stressante? Mi faccia un esempio
– Come l’ha gestita?
– Pensa che i suoi colleghi si siano comportati correttamente?
– Cosa avrebbe voluto fare per affrontare e prevenire quel problema?
Se pensi di essere in grado di effettuare lo stress test questa è la linea da seguire
Lo scopo dello stress test è quello di mettere a disagio la persona che si ha di fronte dopo aver iniziato un colloquio pacato e gradevole, in cui abbasserà la guardia con l’obiettivo di destabilizzarla e vedere come reagisce a situazioni anomale e, appunto, stressanti.
Domande vietate
A volte si tende a fare domande troppo personali che sono vietate proprio perché vanno a ledere la privacy e la sensibilità della persona, invadendone la sfera personale.
Secondo quanto previsto dall’art. 27 del Codice delle Pari Opportunità,
“È vietata qualsiasi discriminazione fondata sul sesso per quanto riguarda l’accesso al lavoro, in forma subordinata, autonoma o in qualsiasi altra forma, indipendentemente dalle modalità di assunzione e qualunque sia il settore o il ramo di attività, a tutti i livelli della gerarchia professionale”.
E’ quindi vietato chiedere l’orientamento sessuale, politico o religioso, eventuali malattie ereditarie o meno, se intende avere figli, come li gestisce, che lavoro fanno i suoi genitori, ecc
La finalità di un colloquio di lavoro deve sempre essere sempre e solo quella di conoscere le competenze di un candidato e non di indagare sulla sua vita privata o esprimere giudizi sulla persona, i suoi valori o ciò che non è strettamente attinente alla sua valutazione per ricoprire il ruolo richiesto.
Ricorda che il candidato può legittimamente rifiutarsi di rispondere ad una domanda se questa non è funzionale al ruolo richiesto.
Non considerarlo una persona ostile, sta solo salvaguardando i propri diritti, probabilmente al posto suo faresti altrettanto.
Ma tu che cosa offri?
Hai appena finito di esaminare la persona, ma una cosa che spesso non viene considerata è che anche la persona che hai di fronte sta facendo altrettanto con te.
Non si può soltanto chiedere senza dare nulla in cambio. Giustamente tu cerchi una persona che sia in linea con le tue esigenze, ma anche tu devi essere in linea con le sue, altrimenti, presto o tardi, si creeranno situazioni di attrito che sarà poi difficile gestire.
Pertanto, se per te la persona non va bene è meglio che tu glielo dica subito,.
Se invece pensi possa essere adatta a te, almeno al primo acchito, chiarisci subito, oltre a cosa desideri, cosa offri tu, questi sono i quattro punti cardine:
- Retribuzione
- Orario di lavoro
- Formazione
- Organizzazione del lavoro
Ti consiglio di chiarirli bene prima di tutto a te stessa, non sono aspetti banali: devono essere ben specificati fin dall’inizio a scanso di equivoci e malintesi, modificarli successivamente non è corretto, e sarà sicuramente motivo di malcontento da parte del nuovo collaboratore (e quindi genereranno problemi che si ripercuoteranno sulla tua attività).
Riferimenti normativi
Decreto legislativo 198/2006 art. 27, comma 1;
Decreto legislativo 11/04/2006, n. 198 art. 27. Comma 2;
Decreto Legislativo 276/2003;
Decreto Legislativo 215/03
Costituzione della Repubblica articolo 3;
Legge 20/05/1970, n. 300, articolo 8;
Nel prossimo articolo vedremo come scrivere un annuncio di ricerca del personale.
da Chiara | Giu 16, 2021 | Gestione del personale, Marketing
Il colloquio iniziale classico
Dopo aver valutato i curricula ricevuti e selezionato i potenziali candidati per il ruolo che desideri coprire, convoca la persona e assicurati di avere tutto il tempo necessario per effettuare un colloquio senza interruzioni di sorta. Non solo per una questione di buona educazione e di rispetto per chi hai davanti, ma proprio perché, se non presti la dovuta attenzione a tutti i dettagli, il rischio più grosso è quello di assumere la persona sbagliata.
Fermo restando che la certezza di non commettere errori non esiste, almeno cerchiamo di ridurre al minimo il margine di errore.
Dopo aver riletto le competenze del candidato, è importante conoscerne anche la personalità.
Ti elenco alcune domande che ti aiuteranno a comprendere meglio chi hai di fronte.
Importante: dai sempre del LEI, mantenere le distanze è fondamentale!
Domande
- Mi racconti di lei e degli studi svolti
- Ha qualche specializzazione? Quale?
- Perché ha scelto questa specializzazione?
- Mi racconti della sua esperienza lavorativa.
- Che ruolo e che mansioni ha svolto in passato?
- Ha mai lavorato in team?
- Come si è trovata?
- Ci sono state difficoltà? In caso affermativo chiedine la causa e come le ha affrontate
- Cosa pensa di avere sbagliato in passato?
- Cosa ha imparato dai suoi errori?
- Qual è la sua maggiore debolezza?
- Qual è il suo punto di forza?
- Le piacerebbe aumentare le sue competenze?
- Quali?
- È disposta a frequentare corsi di formazione?
- Qual è il maggiore ostacolo che ha incontrato?
- Se dovesse avere un problema di qualsiasi genere con una cliente e avesse carta bianca per muoversi, sarebbe in grado di prendere decisioni in autonomia o ha sempre necessità di direttive dall’alto?
- Quale compenso ritiene adatto alle sue competenze?
- Ha mai avuto dei riconoscimenti per il suo lavoro?
- Se sì, quali?
- Cosa pensa della sua professione?
- Cosa le piace meno di questo lavoro?
- Cosa le piace di più?
- Perché ha chiuso/vuole chiudere l’ultimo/l’attuale rapporto di lavoro?
- Perché pensa di essere adatta al ruolo che offriamo?
- Cosa le interessa meno di questo lavoro?
- Con che tipo di persone le piace lavorare?
- Chi/cosa la mette in difficoltà?
- Che disponibilità di orari ha?
Ovviamente per ogni domanda dai il tempo di rispondere, non è un interrogatorio terzo grado ma un semplice colloquio di lavoro. Fai delle pause per avere e dare il tempo di riflettere, al candidato sulle risposte e a te sulla domanda.
Prendi appunti, non pensare di tenere tutto a mente perché dopo aver visto tre o quattro persone comincerai a fare confusione
Come analizzare i dati raccolti
A fine colloquio, ti consiglio fare una valutazione, magari su un foglio Excel, assegnando un voto alle competenze e alla persona, per avere uno schema riepilogativo quando dovrai rianalizzare le schede dei potenziali candidati e fare la prima scrematura.
Aspetto fisico
È importante, soprattutto nel nostro lavoro: non parlo di bellezza ma di cura della persona, una persona trasandata non è una buona immagine per le clienti
Spigliatezza
Il rapporto con il pubblico è fondamentale, una persona troppo timida o passiva tende a “subire” la cliente e non saperla gestire
Cortesia ed educazione
Il modo in cui si pone e la sua gestualità ti faranno capire se la persona è in linea con te e la tua filosofia
Linguaggio, tono e impostazione della voce
L’utilizzo continuo di termini dialettali, una voce troppo alta, un linguaggio sgrammaticato, o un’aggressività verbale, o se parla troppo velocemente o lentamente
Competenze
Possono essere basiche o specialistiche
Ambizione
La voglia di crescere è importante, è sintomo di amor proprio e, si spera, amore per il proprio lavoro
Disponibilità a formarsi
E’ collegata al punto precedente ed è altrettanto importante
Disponibilità orario
Flessibile, part time, full time
Nel prossimo articolo vedremo un secondo tipo di colloquio chiamato “stress test”, quali domande non fare mai perché sono illegali.
da Chiara | Giu 9, 2021 | Gestione del personale, Marketing
Nell’articolo precedente abbiamo parlato di alcuni problemi che possono insorgere a causa di una gestione dei dipendenti non ottimale.
Vediamo come prevenirli e gestirli.
Pianificazione
Il lavoro va sempre programmato e organizzato, l’approssimazione non va d’accordo con la buona operatività e non produce i risultati positivi.
In fase di assunzione devi assegnare delle mansioni specifiche ai tuoi collaboratori, non puoi pensare che da soli sappiano sempre cosa e come fare, e soprattutto cosa tu vuoi da loro.
Se non l’hai fatto prima fallo adesso, specificando cosa e come devono portare avanti i loro compiti. Per “come” intendo non solo le modalità ma anche la tempistica, che sia umana (non sono macchine) e accettabile.
Stabilisci ogni step, meglio se scrivi tutto, e poi, in riunione (ne parliamo tra poco), affronti l’argomento,
Cerca di non dare nulla per scontato, ciò che per te è ovvio può non esserlo per altri.
Non pensare di trovare il tuo alter ego perfetto, perché non è possibile.
Ricorda che la tua dipendente non deve essere la tua “compagna di merende” ma qualcuno che lavora per te.
Se non ha il tuo stesso umorismo, pazienza! La cosa importante è che sia la professionista di cui hai bisogno.
Le riunioni
Per fare questo organizza delle riunioni periodiche in cui rivedi e perfezioni sia l’operatività che eventuali problemi emersi, soluzioni attuate e da attuare (ne abbiamo parlato qualche tempo fa in un altro articolo ).
Una volta terminata la riunione stila un verbale di quanto è stato deciso e firmatelo tutti per presa visione.
Perché un domani qualcuno non dica “io non c’ero, e se c’ero dormivo!”
Le regole
Senza regole non c’è gestione, ma si lavora per inerzia a casaccio.
E soprattutto, se non dai delle direttive precise non puoi lamentarti che il lavoro non venga svolto come desideri.
Puntualizzo una cosa: cerca di non pretendere l’impossibile dai tuoi collaboratori e mettili in grado di raggiungere gli obiettivi che fissi. Ho visto titolari arrabbiarsi con le dipendenti che non sapevano effettuare trattamenti che nessuno gli aveva mai insegnato né mostrato.
Vuoi che sia anche una buona commerciale? Saper vendere non è da tutti, penso tu lo sappia, c’è chi è più timido, chi ha mille schemi mentali da cui non riesce ad uscire, chi si fa mille problemi nel proporre un acquisto perché già ha deciso che la cliente non accetterà.
Non è impossibile imparare, ma certamente non è facile né rapido, e non è pensabile che, insegnando la formuletta magica (alias “disco vendita”) in pochi giorni una persona cambi carattere, atteggiamento e mentalità.
Perché ti dico questo? Perché non puoi costringere una persona ad andare contro natura, non sarebbe semplice nemmeno per te.
Se hai delle persone più qualificate o propense alla vendita affida a loro la parte commerciale, risparmierai tempo e soldi. Se invece hai deciso che assolutamente vuoi formare alla vendita tutto il personale senza esclusioni, metti in conto tutte le difficoltà che incontrerete entrambe.
Non è solo dando l’incentivo che la trasformerai, te lo assicuro.
Dai il buon esempio
Sembra ovvio ma non lo è.
Lamentarsi perché le collaboratrici sono poco sorridenti o cortesi se tu sei la prima a inveire contro tutti e tutto, clienti comprese, non è proprio il migliore modello da emulare da offrire.
Ci saranno sempre giornate di tensione, faticose, troppo piene o troppo vuote, che vanno storte da quando alzi la saracinesca fino a sera, ma ce ne saranno anche molte altre, spero sempre di più, in cui il sorriso ti resta stampato sulla faccia, e soprattutto, lo porti nel cuore.
Il nostro lavoro è duro, stancante, ma è anche splendido.
Se lo fai con amore riuscirai a trasferire la tua passione a chi lavora accanto a te (oltre alle clienti) e sarai meravigliosamente contagiosa.
In uno dei prossimi articoli parleremo di come gestire il lavoro di squadra.
E se lei se ne va e mi lascia a piedi?
La porta è aperta, avanti un altro!
Questi ricattini subdoli lasciano il tempo che trovano, se così dovesse essere sappi che ti stai liberando di una marea di problemi che presto o tardi sarebbero emersi comunque.
Quindi festeggia e comincia a cercare la sostituta.
Ma prima di arrivare a questo punto, devi chiederti se è davvero tutta colpa sua se il vostro rapporto non funziona.
E allora cosa faccio?
Lo vedremo nel prossimo articolo, seguimi e vedrai!